MANI E PAPI

GIOVANNI GASPARRO
A cura di Camillo Langone
SU TELA E SU TAVOLA
Inaugurazione della Mostra
sabato 25 luglio 2015
Castellabate (SA)
Belvedere San Costabile - Castello dell’Abate
 
25 luglio  - 31 Agosto 2015
Orari: 9:30 - 12:30 e 18:30 - 24:00
 

Ufficio Promozione Turistica e Culturale

Tel. 0974 960853

PREMIO PIO ALFERANO 2015 - 4 EDIZIONE

 

MOSTRA MANI E PAPI

MANI E PAPI
di Camillo Langone

Dovessi sintetizzarlo in uno slogan, Gasparro è il pittore delle Mani e dei Papi. Ogni tanto gli chiedo ragione di tutte le mani che mette sulla tela, lui prontamente mi risponde e io prontamente perdo l’appunto. Dev’essere la punizione per chi pretende di sapere tutto dell’eccellente pittura. Che poi non mi ritengo così presuntuoso, sono convinto di sapere tutto della pittura italiana vivente, ma resto consapevole di sapere troppo poco della pittura italiana antica: mai pensato di essere Pico della Mirandola o Vittorio Sgarbi. E gli esempi di mani plurime che Gasparro gentilmente mi fornisce hanno sempre più di mezzo millennio, accidenti. Adesso glieli ho richiesti e li scrivo qui per fissarli, prima di dimenticarli nuovamente: la Pietà di Lorenzo Monaco, la Pietà del Maestro della Madonna Strauss, la Pietà di Domenico di Michelino, il Cristo deriso del Beato Angelico... Pochi lavori tutti fiorentini e tutti del primo Quattrocento e tutti relativi alla Passione di Cristo. Mentre Gasparro è barese, è nato nel 1983, non si dedica esclusivamente ai soggetti sacri e fa volare stormi di mani anche nelle opere profane. Bastano questi dati a dimostrarne l’originalità. Se poi si confrontano i quadri, lo stile, la filiazione sembra ancora più vaga: le sue figure appaiono febbrili, mentre quelle dei quattrocentisti risultano statiche, ieratiche. Si potrebbe azzardare un contatto con la pittura futurista senonché a Gasparro non interessa lo studio meccanico del movimento, nei suoi quadri non c’è velocità, c’è vibrazione (a parte che suona stridente, quasi osceno, accostare un giovane ispirato e reazionario ai vecchi dissacratori marinettiani). “Nella mia pittura la moltiplicazione dei corpi e delle mani suggerisce la molteplicità della percezione, è un’animazione prima spirituale che fisica”. Con questa dichiarazione autografa considero chiuso il discorso sulle Mani. Adesso quello sui Papi. È un soggetto nella storia dell’arte per nulla sorprendente, anzi alquanto comune, che però nella modernità viene espulso per poi rientrare al centro della scena attraverso la finestra dell’iconoclastia, insomma Bacon. Che con Gasparro grazie a Dio non c’entra niente. Il nostro pittore dipinge Papi (oltre che Madonne, Santi e Suore) innanzitutto perché papista. Non per approfittarsi del Papato e di Velázquez, come fece quel parassita dell’anglo-irlandese, cuculo irriconoscente della Chiesa cattolica. E nemmeno per sfruttare quel poco che resta di committenza ecclesiastica come fanno tanti pittori atei, agnostici, sincretistici (difficile accusarli di qualcosa pensando a quanti preti atei, agnostici, sincretistici si sono dovuti sorbire per ottenere il lavoro). Tant’è vero che non derivano da commissioni ecclesiastiche né il Pio VII col quale ha vinto nel 2014 il Premio Pio Alferano e il Premio Eccellenti Pittori né l’Innocenzo XI ancora fresco di olio. Gasparro per la Chiesa ha lavorato eccome (suo il più grande ciclo pittorico religioso realizzato in Italia negli ultimi anni, le 18 pale d’altare più altrettante cimase e due teleri della chiesa aquilana di San Giuseppe Artigiano), eppure molti suoi quadri sacri nascono senza committenza e in teoria quasi senza mercato, perché fra gli innumerevoli soggetti possibili non sono certo questi i più appetiti. Eremita in patria, nello studio di Adelfia dipinge con l’intenzione di un monaco o proprio di un Beato Angelico, soli Deo gloria. Passano i giorni, le settimane, i mesi (credo sia il più meticoloso dei pittori viventi, attentissimo agli aspetti tecnici), tuttavia non è tempo perso. “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà”. L’altissimo esito sia formale che spirituale della sua pittura, oggi finalmente riconosciuta, dimostra che il Vangelo dice il vero, dimostra che gettando la propria vita nel fuoco dell’arte cristiana, Gasparro, il pittore delle Mani e dei Papi (senza dimenticare le Madonne, i Santi e le Suore), la propria vita l’ha salvata.